Paolo Ziliani Giornalista

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Paolo Ziliani Giornalista – Per evitare il pignoramento della pensione, il giornalista si è trasferito in Portogallo. Godendosi la sua generosa pensione, Paolo Ziliani… Un portoghese È possibile che lasciare l’Italia sia l’unico modo per sfuggire all’alto costo della vita del Paese.

Tuttavia, è necessario trasferirsi in Portogallo per ottenerlo al lordo, cioè senza detrazioni, al momento del pensionamento. In un’intervista al Fatto Quotidiano, il giornalista Paolo Ziliani svela la sua storia. Ziliani è un ex commentatore sportivo di Mediaset e attuale collaboratore sportivo della testata di Marco Travaglio.

Perché andare in Portogallo, esattamente?

Dopo sei mesi e un giorno di residenza, è possibile ricevere una pensione lorda per 10 anni senza la ritenuta alla fonte del 37% imposta dalle autorità fiscali italiane in base a un accordo bilaterale con l’Italia nel 1980. Un’altra buona notizia è che il Portogallo ha un costo della vita relativamente basso.

Cascais, una cittadina vicino a Lisbona dove il re Umberto II fuggì in esilio dopo aver perso il referendum istituzionale del 2 giugno 1946, era la scelta migliore di Ziliani. Ziliani ha affittato una casa e ha aperto un conto corrente a Cascais, come prevede l’accordo bilaterale tra Italia e Portogallo.

Il tutto mantenendo intatta la tua iscrizione all’Aire (l’anagrafe italiana degli espatriati). Cascais, d’altra parte, è una delle città costiere più pittoresche del Portogallo per la sua temperatura calda e le viste mozzafiato sull’Oceano Atlantico. E poi il già citato fattore economico: il taxi costa 5 euro contro i 12-13 dell’Italia, ma un ombrellone costa 150 euro a settimana.

Per non parlare del cibo, che è delizioso ed economico a patto di stare lontani dalle trappole per turisti. Non così diverse come la cucina italiana, le cene portoghesi consistono spesso in un unico piatto di carne o pesce servito con un’abbondante porzione di riso bianco, insalata e pomodori. Tre persone possono mangiare per 25 euro, ovvero circa un terzo di quanto costerebbe in Italia.

Di conseguenza, Ziliani si è stabilito in Portogallo, dove ora racconta gli eventi sportivi in Italia, in particolare il calcio. Ziliani, tranquillizzato dall’aria mite della baia di Cascais, ignora l’accusa di essere prevenuto nei confronti della squadra bianconera. Paolo Ziliani riprova il giornalismo. E lo supplica su internet

Un lungo thread su Twitter che annuncia la svolta:

Paolo Ziliani, giornalista in pensione di Mediaset che ora vive in Portogallo (come tanti italiani che approfittano dell’esenzione fiscale del Paese) è pronto a portare su YouTube la lotta contro Prisma e contro le offese sportive (e non solo quelli impegnati alla Juventus).

Ai suoi “quasi 60.000” iscritti è arrivato il seguente messaggio: “che ne dici di aprire un canale a pagamento al quale iscriverti con una quota minima mensile, cappuccino e brioche per intenderci?” Se mi seguiste in tanti, intendo 1/20 o 1/30 dei sessantamila di voi, potreste darmi un aiuto concreto”

Il ragionamento è semplice: “Se mi seguiste in tanti, intendo 1/20 o 1/30 dei sessantamila che siete, potreste darmi un aiuto concreto e un sollievo enorme, mettendomi, come si suol dire, in sicurezza” dove per sicurezza intendiamo un contributo sulle spese per i contenziosi legali che Ziliani dovrà affrontare nei prossimi mesi.

Andrea Agnelli, presidente della Juventus, è stato l’ultimo a rivelarlo. Il presidente della società calcistica italiana Juventus Andrea Agnelli è stata l’ultima persona a rivelare la notizia. Reporter ricorda una carriera segnata da cause legali e denunce; “Andavo a letto ogni sera con richieste di 200-300mila euro che mi frullavano in testa e mi toglievano il sonno”, racconta.

Tutte le battaglie sono state vinte, sostiene, ad eccezione di quella che ha coinvolto l’ex arbitro De Santis, implicato in Calciopoli, che ha chiesto alla Mondadori il pagamento di 10mila euro per le informazioni contenute in un instant book diffuso per conto di Controcampo.

Si è parlato molto del potenziale conflitto di interessi editoriali e calcistici di Ziliani con Silvio Berlusconi, editore e proprietario del club, negli anni è stato uno dei giornalisti sportivi più influenti in Italia, in quanto direttore di uno dei programmi più seguiti .

Accuse che l’industria televisiva abitualmente, e con disprezzo, respinge:

Accuse che gli addetti ai lavori televisivi hanno costantemente smentito, ma che da anni sono argomento caldo di discussione nei bar dello sport del Bel Paese. Sì, il legame tra stampa e potere: uno dei temi su cui Ziliani si è battuto più duramente negli ultimi mesi attraverso Twitter, dopo aver riattivato l’account silenzioso dal giorno in cui ha deciso di farsi da parte sotto.

L’attenzione di un esercito di haters con la diffusione di quella vecchia storia (sempre smentita) della presunta relazione della moglie del giornalista con l’a Calciatore della Juventus dal passato che sarebbe stato, agli occhi degli haters del web, il vero riassalto

Questa volta si scaglia praticamente ogni giorno contro le pubblicazioni sportive. Nella versione aggiornata si confronta praticamente quotidianamente con pubblicazioni sportive e non, a suo avviso faziose e incapaci di fornire un resoconto continuativo e obiettivo della mole di documenti prodotti dalla Procura di Torino e dell’inevitabile destino di una squadra.

Paolo Ziliani Giornalista

Anche se si qualificherà nuovamente per le Coppe dei Campioni l’anno prossimo, difficilmente riuscirà ad arrivare in Serie B e verrà messo alla porta dalla UEFA per molto tempo. Il paradosso è che i tifosi bianconeri si sentono accusati di voler insabbiare tutto, anche se lamentano la continua pubblicazione di intercettazioni, email e documenti dell’inchiesta (che secondo loro ha un pregiudizio anti-Juventus).

Le pubblicazioni e la Federazione, fonte di ogni diritto sportivo, hanno inflitto alla squadra di Allegri una dura penalità di -15 e si stanno preparando per altri due processi sulla controversia salariale e sui rapporti con i club. Finora, ogni singola azienda e dirigente coinvolto nell’indagine è stata scagionata.

Anni fa, rimarca, “ho chiuso il blog per le lamentele che il mondo Juve e il mondo arbitrale mi mandavano per ogni mio pezzo, oggi su Twitter non è cambiato nulla”. Questa è stata la scintilla che ha portato all’idea di posizionarsi su YouTube a pagamento. Un semplice calcolo dimostra che se solo il 5% della sua comunità si unisse a lui nel suo viaggio pagando l’equivalente di un caffè e un cornetto al mese (2,50 euro), genererebbe entrate di 100.000 euro.

Uno studio intrigante, soprattutto dal punto di vista sociale. Il successo di Ziliani sarebbe la prova che il calcio può fare molto, se non tutto, nonostante sia opinione generale che farlo sia estremamente difficile (anche Musk si è fatto carico del problema). Soprattutto se un gruppo eterogeneo ma consistente di persone, come gli anti-Juventus, si mettesse in coda per pagare il conto.

Sul suo account Twitter, il giornalista Paolo Ziliani ha pubblicato un’affascinante analisi della tragica situazione in cui si trovano la Juventus e i suoi vertici, alle prese con multe e sanzioni che presto, idealmente senza pietà, pioveranno su di loro.

A seguito della sospensione provvisoria della penalità di 15 punti, i Bianconeri sono ora al secondo posto nella classifica di Serie A, dietro al Calcio Napoli, fresco campione d’Italia. Il Palazzo e il Lighting Research Institute si preparano a fare un orribile bagno di spugna. Questo è quello che siamo, allora.

Se la Juventus battesse il Siviglia e arrivasse in finale di Europa League, tra il 19 maggio (il giorno dopo la partita di ritorno in Spagna) e il 31 maggio (finale alla Puskas Arena di Budapest) si svolgerebbe il seguente spettacolo: 1) Lunedì 22 maggio il club italiano verrà multato per aver violato la procedura delle “plusvalenze artificiali”. Questo a questo punto è chiaro.

Una punizione che lo porterà oltre la zona “qualificazione coppa” a causa delle sue condizioni:

A due giornate dalla fine, all’ottavo posto, il club è stato deferito e rinviato in tribunale per il processo “manipolazione salariale” (che comprende anche la questione “agenti collusi”), che è molto più grave del processo plusvalenze. In alternativa, la Juventus potrebbe chiedere alla Procura della Figc di negoziare la pena, possibilità al momento quasi inevitabile che salverebbe la Juve dal rischio retrocessione in Serie C o peggio e che implicherebbe una riduzione della pena.

Se nel patteggiamento siano incluse o meno le responsabilità del club in ambito “collaborazioni con società terze” (ovvero le alleanze antisportive formatesi negli anni con le succursali Atalanta, Sassuolo, Sampdoria, Udinese, Bologna e Cagliari) , pur essendo ampiamente documentato e provato grazie ad intercettazioni e perquisizioni confessionali e al ritrovamento di documenti comprovanti accordi e transazioni illecite.Violazione della lealtà sportiva da parte della Juventus

La Procura Federale ha rinviato il caso alla stagione 2023/24 affinché la Juventus possa rispondere dell’accusa di violazione dell’articolo 4, che tratta di lealtà sportiva e prevede sanzioni diverse da quelle pecuniarie, come la decurtazione di punti in classifica o addirittura la retrocessione. ai campionati inferiori.

Poiché il terzo grado (Collegio di Garanzia) ha già certificato la colpevolezza indiscussa dei suoi vertici Agnelli, Paratici, Cherubini e Arrivabene, fatto che comporta la responsabilità oggettiva del club, la Juventus uscirebbe da ciascuno di questi processi con sentenze già scritto e con sanzioni sempre più severe.

Se bastano le plusvalenze del 22 maggio a tenerli fuori dalle coppe, l’unica altra punizione possibile è la retrocessione in Serie B. Non ci sono fasi intermedie, e poi bisogna ripeterlo per un lungo periodo. d ancora una volta, tenendo sempre presente che le “operazioni salariali” e i “club di filiale” sono molto più grandi della gobba delle “plusvalenze”.

Alla luce di questa situazione e della vergogna che dovrebbe scuotere il Palazzo del Calcio Italiano e chi lo rappresenta, dal ministro dello Sport Abodi a Malag, Gravina, Casin, De Siervo, e pezzi grossi vari, l’informazione mainstream che non ha fatto altro che negarne l’esistenza dello scandalo raccontando storielle da Paese dei Balocchi che dal 28 novembre, giorno dell’espulsione di Agnelli da Juventus, Stellantis ed Exor, ha già cominciato a far passare il messaggio che b.

Poiché ci penserà la UEFA a bandire la Juventus dall’Europa per almeno due stagioni, e poiché il club che fu di Agnelli pagherà un prezzo altissimo per la sua mancata rinuncia alla Superlega a fine campionato, ciò significherebbe un spazzata e assoluzione totale in entrambi i casi.

Quella della violazione delle norme italiane sul fair play finanziario e delle violazioni dettagliate nell’inchiesta Prisma (di cui Nyon ha materiale da dicembre). Attività illecite che, dopo aver influito sulla regolarità delle gare, lo hanno fatto anche in relazione a manifestazioni continentali, prima la Champions League e poi l’Europa League.

Questa è la realtà; anche se gli italiani sono abituati a fatti bizzarri come l’esonero (o meglio, il licenziamento della Juventus “per non aver commesso il fatto”) per l’incidente del test Suarez all’Università di Perugia, il resto del mondo ride, compatisce e disprezza l’Italia e la sua gente. Hai voglia di nasconderti solo dal consumo di media come giornali e televisione. I giudici esistono, quindi questo è un vantaggio. Quelli del Consiglio di Garanzia e della Corte d’Appello sono stati, per fortuna, schietti. E la Juventus non può permettersi di averli.

Paolo Ziliani Giornalista
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